I periodi della “comunicazione postale” 6000 anni di Storia

 

I periodi della “comunicazione postale”[1] 6000 anni di Storia

 

Cronologia

4000 a.C.          Cina, le prime tracce del servizio di posta

2000 a.C.          Turchia tavolette di argilla “scritte con caratteri cuneiformi”

1800 a.C.          Sumeri/Assiro-Babilonesi, hanno ideato “le buste[2] per spedire

1650 a.C            Egizi, papiri scritti viaggiavano per via fluviale

 

97                        Antichi romani “Cursus publicus”,  i messaggeri “tabellari” portavano le informazioni  scritte su tavolette spalmate di cera

646                     Giappone periodo Nara, sistema di posta con i cavalli

1197                   Incas fino all’arrivo dei conquistadores 1526, i chasquis

1200                   Europa medievale,  posta monastica “rotula”e  scambi fra le Università

1300                   Impero Mongolo, “yam”  cambiavano i cavalli, nelle stazioni di posta

1306                   "Compagnia dei Corrieri Veneti" costituita da bergamaschi copriva tutta Europa

1439                   Maestro delle Poste Pontificie dalla metà del Quattrocento la carica ricoperta da esponenti della famiglia Tasso

1489                   Zanetto de Tassis "posta di Fiandra"

1661                   Gran Bretagna il direttore delle Poste Sir Henry Bishop introduce il timbro postale

1860                   Gran Bretagna primo maggio 1860   Penny Black

1969                   USA ventinove ottobre 1969  il primo messaggio internet

2020                   11 marzo L'Organizzazione mondiale della sanità dichiara il coronavirus “pandemia”

 

Per il collezionista, più che di francobolli, di “storia postale” le pietre miliari sono:

·       le buste Assiro/Babilonesi,

·       le rotule medievali,

·       il Bishop e il Penny Black inglesi,

·       il primo messaggio internet

·       la pandemia Covid che oltre ad accentuare la digitalizzazione, la non presenza fisica, il “a distanza” … innalza il valore sociale di tutti i  “chasquis” che non sono più solo i “postini” ma anche: fattorini, rider[3] … droni …

Seguiamone lo sviluppo .

 

L'origine del servizio di posta è molto antico: se ne hanno tracce risalenti al 4000 a.C. in Cina[4], dove erano usati messaggeri a cavallo

Turchia e sono rappresentate da tavolette di argilla scritte con caratteri cuneiformi risalenti al 2000 a.C

In Persia[5] fu Ciro II di Persia che si preoccupò di introdurre ed organizzare un vero e proprio servizio di posta pubblica. Ne parla Senofonte nelle sue opere, descrivendolo come basato sull'ipotesi di percorrenza di un cavallo nell'arco di 24 ore ed in base alla quale vennero costruite apposite scuderie di sosta. Lungo tutto il percorso viario si contavano 111 stazioni ed i messaggeri riuscivano a coprire tutta la distanza in 9 giorni.

 

Sumeri e Assiro-Babilonesi

Tra il III ed il II millennio AC

E’ qui che con la busta inizia l’autentica storia postale.




Queste civiltà realizzarono le prime lettere. Erano completamente in argilla, veniva incisa ancora fresca prima della cottura. Avevano ideato anche le “buste per spedire” sempre in argilla e contenevano le lettere incise. Sulle “buste” veniva inciso il destinatario della missiva.

Queste prime due foto compongono la “Lettera a Dio” databile al 1800-1600 AC circa, indirizzata “al proprio Dio”. Uno dei più antichi testi ad indirizzo teocentrico della storia dei servizi postali.

 






 


 

Nell'Antico Egitto[6] vi era già un servizio postale avanzato e fruibile, oltre che dai funzionari dei faraoni, anche da parte di persone di cultura e dai commercianti. I servizi di trasporto avvenivano per via fluviale ed i supporti sui quali viaggiavano le informazioni erano i papiri scritti in demotico quando trattavano di argomenti commerciali.

L’antico Egitto ed il servizio di comunicazione “postale”

il secolo X AC dove anche nell’antico Egitto c’erano le prime forme di spedizione postale

Papiro di Ahmes, risale circa al 1650 a.C. Servizi postali nell'Antico Egitto

Il trasporto della posta avveniva per via fluviale.

Il materiale utilizzato per le lettere postali erano i papiri scritti. A sinistra il papiro di Ahmes, risale circa al 1650 a.C. conservato nel British Museum, a Londra.

 

“La rapidità delle informazioni va di pari passo con le infrastrutture come una capillare rete stradale velocemente percorribile … in Grecia la mancanza di tali opere costringeva i messaggeri a faticosi percorsi a piedi o a cavallo”[7] Leggendaria la “Maratona di Filippide” nel 490 a.C.

 

Gli antichi romani posero molta cura all'organizzazione del servizio di posta. Augusto si occupò personalmente della riorganizzazione del “cursus”[4] ovvero del servizio di posta che divenne così: “Cursus publicus” ovvero “posta statale”. I messaggeri che portavano con loro le informazioni erano chiamati “tabellari” e le custodivano su tavolette d'osso o di metallo spalmate di cera. Il cursus publicus raggiunse una notevole estensione nel I secolo d.C. e fu oggetto di diversi provvedimenti imperiali. Una prima misura è ascrivibile al regno di Nerva grazie al ritrovamento di una moneta databile al 97 d.C

 

Sesterzio di Nerva: rovescio = vehiculatione italiae remissa, con due mule di posta

Nel Giappone del periodo Nara, e precisamente nel 646, venne fondato un sistema di posta dei cavalli

Incas [8] dal 1197 all’arrivo dei conquistadores 1526. I chasquis” sulla strada dell’impero formano una catena con cambi ogni miglio o miglio e mezzo

Chasqui Messenger (fonte Colnect[9])

 

Nell'impero Mongolo [10] funzionava un sistema di messaggeri che si davano il cambio, e cambiavano i cavalli, nelle stazioni di posta, detto yam (nome rimasto in russo per indicare le stazioni di posta). Il sistema è descritto dai viaggiatori occidentali come Marco Polo[17].

Nell'Europa  medievale il “cursus publicus” che i romani erano stati in grado di creare versava nel più totale sfacelo e le poste conoscevano una decadenza senza precedenti. 

La posta monastica era forse la più efficiente ed aveva una particolarità che troverà applicazione, se pur virtuale, anche nelle moderne e-mail[7]: le risposte venivano cucite in calce alla missiva originale. Applicata l'aggiunta di pergamena il tutto veniva arrotolato ed infilato in un contenitore pronto ad essere inoltrato verso un nuovo monastero. Tale sistema prese il nome di “rotula”[11]

 

Rotula de Saint Vital, pergamena di 9,50 m.[12]

A partire dal Duecento le università organizzarono un sistema postale basato sugli spostamenti dei loro studenti e con il quale riuscivano a mantenere i rapporti con le famiglie degli stessi

I commercianti talvolta organizzarono funzionali sistemi come quello della tedesca “Metzerpost” ossia la “posta dei macellai” che funzionò fino al 1500. Anche i mercanti italiani che partecipavano alle fiere di Champagne avevano i loro corrieri che andavano dalle loro città (Genova, Venezia, Firenze, Milano) fino a Parigi[12]. In particolare nel 1306 venne fondata la "Compagnia dei Corrieri Veneti", costituita da bergamaschi e che copriva tutta Europa[13]

Alla fine del Trecento iniziò la prima "rivoluzione postale"[18] con due riforme: innanzitutto l'istituzione dei "corrieri ordinari", che partivano cioè in giorni fissi. Questa evoluzione avvenne innanzitutto in ambito mercantile, dove le ditte commerciali e bancarie della stessa città organizzavano un servizio di corrieri per le proprie missive[19].

La parola "posta" è legata all'altra innovazione apportata dalla prima rivoluzione postale, ovvero l'introduzione delle stazioni di posta per il cambio dei cavalli[18]. Già nel 1385 il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti aveva stabilito un servizio postale di questo tipo[9]Enrico IV d'Inghilterra nel 1400 circa introdusse le stazioni di posta per consentire ai suoi messaggeri reali il cambio dei cavalli. Questi "uffici postali" divennero efficientissimi grazie alla capillarità con cui erano diffusi.[13]

La carica di Maestro delle Poste Pontificie (in latino Magister Cursorum) è attestata dal 1439[20]. Dalla metà del Quattrocento la carica fu ricoperta da esponenti della famiglia Tasso[21] del ramo detto dei "Tasso di Sandro"[22].

Fino questo momento il corriere prendeva in carico il plico e lo portava a destinazione, cambiando solo il cavallo alla stazione di posta. A metà Quattrocento il duca di Milano Francesco Sforza intensificò la rete delle stazioni di posta e quindi dei cambi di cavalli, rendendo ancor più veloce il sistema postale milanese[18]: era la nascita del servizio delle "staffette", ovvero dei corrieri che cambiavano anch'essi ad ogni stazione ed erano perciò sempre freschi[23].. Prendendo a modello quanto avveniva in Italia[24], nella seconda metà del Quattrocento Luigi XI di Francia organizzò le poste francesi[25] (Messageries royales). Analogamente Enrico VIII creò la Royal Mail nel 1516, mettendovi a capo un Master of the Postes.

Nel 1489 Massimiliano I affidò a Zanetto de Tassis e al fratello Francesco il compito di organizzare la cosiddetta "posta di Fiandra" fra la propria corte di Innsbruck e quella di suo figlio Filippo il Bello a Malines e Bruxelles[27].

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f4/Postkurse_1563.jpg/310px-Postkurse_1563.jpg

Strade postali nel 1563
da Giovanni da l'Herba

L'egemonia dei Tasso (nel 1650 germanizzati in Thurn und Taxis) sulle poste europee si affermò con le tre convenzioni stipulate nel 15011505 e 1516 da Francesco e poi da Giovanni Battista de Tassis con Filippo il Bello e poi con Carlo V. In esse venivano precisate le strade postali affidate alla famiglia bergamasca, che da Bruxelles si irradiavano fino alla Spagna, a Napoli, alla Prussia[27].

Oltre alle poste imperiali i Tasso furono mastri di posta ereditari anche in altri stati asburgici, in particolare i Tassis-Peralta furono Correos mayores del Reino de España[28], mentre gli Zapata de Tassis furono Corrieri Maggiori di Sicilia[29].

Nel 1584 la famiglia Paar, anch'essa di origine bergamasca, ottenne il monopolio postale da Vienna verso Venezia e già lo deteneva dalla capitale asburgica verso la Polonia e l'Ungheria[30].

Nel 1603 anche Enrico IV di Francia disciplinò ufficialmente la posta privata che viaggiava attraverso le Messageries royales[31]. In Inghilterra la Royal Mail venne aperta al pubblico nel 1635[32][33].

Contrariamente a quanto succedeva in Europa, in Giappone si era sviluppato un sistema postale basato su una legge di stato[34] derivante dal 600 d.C. e che prevedeva dislocazioni di stazioni postali per cavalli nei punti più interessati del Paese e tenendo conto di una distanza pari a circa 100 km. Tale sistema risultò così efficiente che solo nel 1600 si rese necessario un rinnovamento consentendo anche ai privati di affiancarvisi con un proprio sistema postale.

Nei primi decenni del XVI secolo iniziava la necessità di comunicare con il "nuovo continente": la scoperta dell'America ed i primi presidi insidiatisi erano motivo di inizio della posta "transatlantica". La posta veniva quindi imbarcata sui galeoni diretti verso l'America centrale che era divenuta epicentro degli interessi commerciali delle grandi potenze europee[35].

 


 

Nel 1661[43] in Gran Bretagna il direttore delle Poste Sir Henry Bishop con l'intento di controllare i ritardi sul recapito della corrispondenza introduce il timbro postale. I timbri erano fabbricati in legno ed indicavano il giorno ed il mese sottolineando in questo modo la partenza della corrispondenza.

(Fonte: ilcollezionista.bolaffi.it)


 

Penny Black

 

 

 

1840 05 01_06 Penny Black stampato il primo maggio inizia a viaggiare il 6

Lettera per Crosby – UK – affrancata con ONE PENNY (Black) - Collezione Gabriele Guglielmi -

 

Iniziano anche i falsi e le truffe, qui uno splendido esempio:

Penny Black  con anche il “bishop” datato 1841 01 15  

Il francobollo diventa strumento politico ad es. di contestazione  della regina  come in questa affrancatura  bottom up del Penny Red (Lettera  viaggiata per Londra 21 luglio 1849, collezione Gabriele Guglielmi)

 

 

1969 10 29 il primo messaggio internet

 

 

 


 

11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara il coronavirus “pandemia”

 

Restituita il 18 maggio 2020, in piena pandemia,  era partita per Sydney l’11 10 2018

(Ha viaggiato per 554 giorni, Collezione Gabriele Guglielmi)

 

La ditta esiste,

“Mirvac is an Australian property group” https://en.wikipedia.org/wiki/Mirvac

https://www.mirvac.com/#  Level 28, 200 George St Sydney, NSW 2000 Australia,

però l’indirizzo era incompleto, mancava “200 George St”


 

Ulteriori capitoli:

1.      Vettori e tempi di percorrenza

2.      Postini

3.      Il servizio di posta durante le epidemie e le pandemie

 


 

Vettori e tempi di percorrenza e le vie della posta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postini

 

“postini e  servizi postali”

558 a.C.

angareion

97

tabellarI

1197

Chasquis o chaski

1300

Yam

1200

rotula

1500

Metzerpost

1439

Magister Cursorum

 

 

 

 

1600-1700 a VE “espurgo”

 

1750 fede di sanità

 

1855 Conferenza Sanitaria di Parigi

 

1918-1920 Spagnola

 

2020 Covid

 

 

1450

servizio delle "staffette",

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Storia postale durante le epidemie [14]e le pandemie

Quanto la peste e le restrizioni sui viaggi e sulle comunicazioni postali  hanno pesato sulla condanna di Galilei Galilei da parte del Sant’Uffizio? 

 

Stampato a Firenze  nel febbraio del 1632 a Roma ne arrivano  2 copie solo a giugno e altre 6 a luglio in settembre Galileo fu convocato a Roma per il processo

1633 il 20 gennaio Galileo parte per Roma, durante il viaggio viene messo in quarantena . Ripartirà solo l’11 febbraio e rriverà a Roma due giorni dopo. Vi resterà cinque mesi. Il 22 giugno 1633 la condanna per eresia e l’abiura.

 

1600-1700 a VE “espurgo”

 

1750 fede di sanità

 

1855 Conferenza Sanitaria di Parigi

 

1918-1920 Spagnola

 

2020 Covid

 

 

 

 

“20 gennaio 1633. Galileo Galilei parte da Firenze per intraprendere il suo sesto e ultimo e drammatico viaggio. Tre giorni dopo lo bloccano a Ponte a Centina, nei pressi di Acquapendente. In giro c’è il batterio della peste. E lo scienziato più famoso d’Europa e del mondo – anche in Cina e in Corea leggono, tradotte, le sue opere – è costretto a restare in quarantena in una casa umile e scomoda, dove – lamenta lui – si mangia malissimo. Solo uova e poco altro. È proibito entrare a Roma senza un sufficiente periodo di isolamento.”

Lì a Ponte di Centina c’è la dogana dello Stato Pontificio, con una stazione di posta, un carcere, una locanda e il lazzaretto per gli eventuali positivi all’ispezione cui tutti coloro che vogliano (o debbono) andare a Roma vengono sottoposti.

A Galileo tocca in sorte la locanda, che non deve poi essere meglio del carcere o del lazzaretto. Ripartirà solo l’11 febbraio. Arriverà a Roma due giorni dopo. Vi resterà cinque mesi. Il 22 giugno 1633 la condanna per eresia e l’abiura.

(Fonte: Storie (diverse) di epidemia e di scienza https://ilbolive.unipd.it/it/news/storie-diverse-epidemia-scienza  di Pietro Greco 20 marzo 2020)

 

 

 

 

Galileo: vivere e lavorare ai tempi della PESTE

 

L’epidemia del 1630-1633 colpì l’Italia negli stessi anni del drammatico scontro tra lo scienziato e l’Inquisizione, influenzandone il corso

di Hannah Marcus

 

La pubblicazione del Dialogo

La stessa pestilenza divenne anche un ostacolo, e un’opportunità,

per la più famosa e controversa delle sue pubblicazioni. Galileo

era stato a Roma nella primavera del 1630 e aveva cercato di

fare in modo di pubblicare in quella città il suo Dialogo sopra i due

massimi sistemi del mondo. Per riuscirci, era necessario organizzarne

la stampa attraverso la società scientifica di cui era membro,

l’Accademia dei Lincei, e ottenere il nulla osta alla pubblicazione

sottoponendosi alle procedure dei censori (NdR romani).

Quell’estate, però, a Firenze scoppiò la pestilenza e Galileo si risolse

a pubblicare l’opera nella propria città, complicando così di

molto le normali procedure della censura. Parti del Dialogo furono

controllate dalle autorità romane, ma altre sezioni, e poi soprattutto

la stampa finale, si fecero a Firenze con il riluttante assenso

dei censori di Roma. L’andamento di queste procedure censorie,

disarticolate fra due città e diversi centri di autorità, creò in realtà

uno spazio in cui Galileo poté esporre i suoi argomenti a favore del

moto della Terra in modo più deciso e convincente di quanto non

gli sarebbe stato forse concesso in altre circostanze.

Nel febbraio del 1632 il Dialogo era ormai stato stampato, a Firenze.

Di norma la posta impiegava solo qualche giorno per collegare

Firenze e Roma, ma a causa della peste molte città avevano

imposto restrizioni sanitarie sui viaggi e il trasporto delle merci. Di

conseguenza, a giugno non erano arrivate a Roma che due sole copie

del Dialogo, e altre sei giunsero a luglio.

Con il numero delle copie, crebbe l’attenzione verso il suo contenuto

e le sue argomentazioni. Quando poi il testo arrivò fino ai

circoli delle alte gerarchie cattoliche romane, papa Urbano VIII e

la Compagnia di Gesù espressero immediatamente la propria indignazione

per le libertà che Galileo si era preso in tempi di peste, e

nel giro di una settimana il libro venne bandito. Nel settembre 1632

Galileo fu convocato a Roma per essere interrogato dall’Inquisizione.

Andava scemando l’epidemia; stava per iniziare il processo

a Galileo.

 

 


 

Come la Repubblica di Venezia agiva nel fronteggiare le emergenze sanitarie nel XVII e XVIII secolo.

La peste e “La disinfezione delle lettere … Venezia, porto di mare, era punto di arrivo e di partenza di molte navi e di molte merci orientali, e che queste poi venivano smistate nei mercati d'Europa.

Tra le merci suscettibili sono sempre state considerate anche le lettere, a causa della carta su cui venivano vergate (nel passato la carta veniva prodotta dalla macerazione dei tessuti, da qui la raccolta degli stracci). Le lettere giungevano da località anche lontane, attraversavano territori su cui c'era il sospetto, quindi il controllo su di esse era molto assiduo e rigoroso.

Esse erano necessariamente sottoposte a tutte le misure precauzionali cui erano sottoposte le merci, con particolar riferimento alla loro disinfezione (a Venezia chiamata “espurgo”).

L'espurgo avveniva con l'esposizione delle lettere sopra una bacinella posta sul fuoco e contenente varie erbe medicamentose, le stesse che i medici di allora usavano per cercar di guarire le malattie.

L'esposizione alle erbe non lasciava tracce nella lettera, come invece avveniva altrove, dove le lettere venivano esposte al fuoco e ai vapori di zolfo, in questo caso le lettere venivano letteralmente bruciacchiate: le lettere veneziane venivano aperte per una migliore disinfezione sia esterna che interna, e la richiusura avveniva con un sigillo di ceralacca, a volte di carta, la cui presenza testimonia chiaramente della disinfezione effettuata.” (Fonte: Adriano Cattani, Direttore del Museo dei Tasso e della Storia postale http://www.museodeitasso.com/export/sites/default/documenti/Adriano-Cattani_Peste-posta-e-disinfezione_25032020.pdf )

 

“misura preventiva  era quella di disinfettare la posta. Infatti la posta è stata considerata per secoli un pericoloso veicolo di contagio. La carta era di per sé ritenuta suscettibile di ricevere, conservare e trasmettere il contagio. La disinfezione della posta (lettere, manoscritti, dispacci, giornali) è stata una delle più comuni misure messe in atto nell’intento di prevenire la diffusione del contagio. Le lettere potevano essere disinfettate esternamente o anche esternamente ed internamente. Lungo le strade consolari o comunque lungo i percorsi dei flussi postali si trovavano le stazioni di disinfezione dove un certo numero di addetti, forniti di guanti e grembiuli di tela cerata, prendevano con lunghe pinze le lettere, le ponevano su un tavolo, le aprivano, le disinfettavano per poi raccogliere e bruciare ogni frammento di carta rimasto. Le modalità di disinfezione sono state diverse a seconda delle zone e delle epoche.

Per secoli, le virtù purificatrici attribuite al fuoco hanno tranquillizzato gli incaricati alla disinfezione delle lettere. Si usavano legni odorosi, sostanze aromatiche oppure sterpaglie. Purtroppo la carta si bruciava facilmente per cui era necessaria una grande attenzione nei passaggi delle lettere sulla fiamma. Si spaccava nel senso della lunghezza l’estremità di una canna e nello spacco si infilava il foglio da passare sulla fiamma. L’immersione nell’aceto era anch’essa ritenuta un sistema molto sicuro di disinfezione. Le lettere erano aperte, spruzzate con l’aceto, quindi asciugate. Anche questo sistema aveva degli inconvenienti poiché non tutti gli inchiostri resistevano all’aceto ed alcuni manoscritti diventavano illeggibili: danno irreparabile quando si trattava di lettere commerciali o di documenti bancari. Nel tentativo di evitare una parte almeno dei suddetti inconvenienti, gli operatori cercavano di abbreviare al massimo il tempo dell’immersione. Entrambe le modalità di disinfezione esigevano l’apertura delle lettere, quindi davano la possibilità di violare il segreto epistolare. In certe stazioni di disinfezione, l’operazione avveniva in presenza di un funzionario degli Affari Esteri o di un funzionario di Polizia.

Una delle misure di prevenzione più antiche, la più diffusa e meglio documentata, fu l’istituzione della “Fede di sanità“, attestato di cui si doveva munire chi iniziava un viaggio di terra e che “faceva fede”, certificava lo stato di salute di cui godeva il paese di partenza del viaggiatore e di conseguenza, presumibilmente, del viaggiatore stesso. La Fede di sanità, vero e proprio Passaporto Sanitario, era considerata un documento particolarmente importante che le autorità, nel timore di frodi, seguivano attentamente dal momento della stampa fino a quello della consegna a chi lo doveva compilare.

 

 

(Fonte: Le epidemie: antiche misure di prevenzione 2 Gennaio 2017 Di ALESSANDRO LIVI)

 

Solo nel 1886, a seguito della scoperta dell’agente eziologico del colera e dopo la Conferenza Sanitaria di Parigi (1855) le lettere furono considerate estranee alla possibilità di diffondere malattie e qualche tempo dopo fu sospesa la loro disinfezione.

 

1918 e il 1920   Influenza spagnola [15]

“durante l’epidemia di afta epizootica [16] i collaboratori della Posta sono dovuti restare in quarantena e la corrispondenza veniva recapitata dalla polizia locale”  “le filiali della Posta hanno dovuto chiudere temporaneamente perché i suoi impiegati avevano contratto l’influenza spagnola”

(Fonte Archivio delle PTT che custodisce la storia dell’Azienda svizzera delle poste, dei telefoni e dei telegrafi (PTT) La Posta Svizzera SA

 


 

Cosa acmbia con il Covid …

11 marzo 2020 L'Organizzazione mondiale della sanità dichiara il coronavirus pandemia

In Italia successe prima

30 gennaio 2020 I primi due casi italiani della pandemia sono stati confermati il 30 gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma

21 febbraio 2020  focolaio di infezioni di COVID-19 rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati a Codogno (LO) in Lombardia

Prima ondata Dal 23 febbraio all'8 marzo 2020

11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità dichiara il coronavirus “pandemia”

 

Email ricevuta il 18 maggio 2020

Restituita il 18 maggio 2020, in piena pandemia,  era partita per Sydney l’11 10 2018

(Ha viaggiato per 554 giorni, Collezione Gabriele Guglielmi)

 

La ditta esiste,

“Mirvac is an Australian property group” https://en.wikipedia.org/wiki/Mirvac

https://www.mirvac.com/#  Level 28, 200 George St Sydney, NSW 2000 Australia,

però l’indirizzo era incompleto, mancava “200 George St”

 

 

 

 

 

 



[2] è identificabile quale inizio ufficiale della storia postale (cover?)

[4] Gli storici sono discordi, c’è chi fa risalire al 4000 a.C. l’introduzione della posta presso questa civiltà, altri più verosimilmente al primo Imperatore Shih-huang-ti, colui che riunisce l’impero dal 246 al 210 a.C., costruttore della Grande Muraglia e che nel suo mausoleo vuole un esercito di terracotta a grandezza naturale; crea un sistema di corrieri lungo le strade imperiali .

Un servizio postale che ha stupito per la sua efficienza Marco Polo, durante il suo soggiorno in Cina dal 1274-92 alla corte del Gran Khan Qubilay e nel territorio del suo impero.

[5] Re Ciro II (558-530 a.C.), è da alcuni considerato il fondatore del collegamento postale , per le sue staffette definite “angareion”.

[6] GLI EGIZI  inviavano editti e decreti, scritti sul papiro, in tutto il regno grazie ad un sistema di corrieri ideato da un faraone della XIX dinastia (1293-1185 a.C.).

[8] Gli Incas con i loro corrieri “chasquis” che sulla strada dell’impero formano una catena, con cambi ogni miglio o miglio e mezzo, in grado di percorrere fino a 250 miglia al giorno, questo fino all’arrivo dei conquistatori spagnoli. Il “chasqui” è ancora oggi simbolo delle Poste Peruviane.

[10] Siamo nel XIV secolo, Naran ha vent’anni e corre come il vento in sella al suo cavallo, sta cavalcando nella steppa da ore ed è una figura importante: è un messaggero. Uno degli aspetti che più colpiva i viaggiatori occidentali del tempo, era l’organizzazione dell’impero mongolo a partire dal suo sistema postale conosciuto come yam, dal mongolo zam ossia strada. I messaggeri viaggiavano tra una stazione e l’altra, solitamente distanti tra i trenta ed i sessanta chilometri, dove si fermavano e passavano il messaggio al cavaliere addetto alla tappa successiva, dando il via ad una catena che portava il messaggio a destinazione.

[11] La posta monastica era forse la più efficiente ed aveva una particolarità che troverà applicazione, se pur virtuale, anche nelle moderne e-mail: le risposte venivano cucite in calce alla missiva originale. Applicata l'aggiunta di pergamena il tutto veniva arrotolato ed infilato in un contenitore pronto ad essere inoltrato verso un nuovo monastero. Tale sistema prese il nome di “rotula” e quella annunciante la morte della figlia di Guglielmo il Conquistatore, Cecilia di Normandia, alla fine del suo percorso misurava 20 m

[13] Nello stesso periodo, sul continente americano l'Impero Inca organizzò un sistema di messaggeri imperiali a piedi, detti chaski.

 

[14] Il flagello dei Secoli, la peste, coinvolge anche la posta: la disinfezione delle lettere di Adriano Cattani

http://www.museodeitasso.com/it/Strumenti/Materiali/la-peste-e-la-disinfezione-delle-lettere/

 

Galileo: vivere e lavorare ai tempi della PESTE STORIA DELLA SCIENZA  https://www.lescienze.it/archivio/articoli/2020/12/03/news/galileo_vivere_e_lavorare_ai_tempi_della_peste-4847058/

 

Le epidemie: antiche misure di prevenzione 2 Gennaio 2017 Di ALESSANDRO LIVI

https://www.alessandrolivistudiomedico.it/le-epidemie-antiche-misure-prevenzione/

 

Come la Posta ha combattuto le epidemie del secolo scorso di Jacqueline Bühlmann 16. Luglio 2020  https://post-medien.ch/it/come-la-posta-ha-combattuto-le-epidemie-del-secolo-scorso/

 

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