I periodi della “comunicazione postale” 6000 anni di Storia
I periodi della
“comunicazione postale”[1] 6000 anni di Storia
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Cronologia 4000 a.C. Cina, le prime tracce del servizio di posta 2000 a.C. Turchia tavolette di argilla “scritte con caratteri cuneiformi” 1800 a.C. Sumeri/Assiro-Babilonesi, hanno ideato “le buste[2]
per spedire” 1650 a.C Egizi, papiri scritti viaggiavano per via fluviale 97 Antichi romani “Cursus publicus”, i
messaggeri “tabellari” portavano
le informazioni scritte su tavolette
spalmate di cera 646 Giappone periodo Nara, sistema di posta con i cavalli 1197 Incas fino all’arrivo dei
conquistadores 1526, i “chasquis” 1200 Europa medievale, posta monastica “rotula”e scambi fra le Università 1300 Impero
Mongolo, “yam” cambiavano i
cavalli, nelle stazioni di posta 1306 "Compagnia
dei Corrieri Veneti" costituita da bergamaschi
copriva tutta Europa 1439 Maestro delle Poste
Pontificie dalla metà del Quattrocento la carica ricoperta da esponenti
della famiglia Tasso 1489 Zanetto de Tassis
"posta di Fiandra" 1661 Gran
Bretagna il direttore delle Poste Sir Henry Bishop introduce il timbro postale 1860 Gran
Bretagna primo maggio 1860 Penny Black 1969 USA ventinove ottobre 1969 il primo messaggio internet 2020 11 marzo L'Organizzazione mondiale
della sanità dichiara il coronavirus
“pandemia” |
Per il collezionista, più che di
francobolli, di “storia postale” le pietre miliari sono:
· le buste
Assiro/Babilonesi,
· le rotule
medievali,
· il Bishop
e il Penny Black inglesi,
· il primo messaggio
internet
· la pandemia
Covid che oltre ad accentuare la digitalizzazione, la non presenza fisica,
il “a distanza” … innalza il valore sociale di tutti i “chasquis”
che non sono più solo i “postini” ma anche: fattorini, rider[3]
… droni …
Seguiamone
lo sviluppo .
L'origine del servizio
di posta è molto antico: se ne hanno tracce risalenti al 4000 a.C. in Cina[4], dove erano
usati messaggeri a cavallo
Turchia e sono rappresentate da tavolette di argilla scritte
con caratteri cuneiformi risalenti
al 2000 a.C
In Persia[5] fu Ciro
II di Persia che si preoccupò di introdurre ed organizzare
un vero e proprio servizio di posta pubblica. Ne parla Senofonte nelle
sue opere, descrivendolo come basato sull'ipotesi di percorrenza di un cavallo
nell'arco di 24 ore ed in base alla quale vennero costruite apposite scuderie di sosta. Lungo tutto il
percorso viario si contavano 111 stazioni ed i messaggeri riuscivano a coprire
tutta la distanza in 9 giorni.
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Tra il III ed
il II millennio AC |
E’ qui che con la busta inizia l’autentica storia postale. |
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Queste civiltà realizzarono le prime
lettere. Erano completamente in argilla, veniva incisa ancora fresca prima
della cottura. Avevano ideato anche le “buste per spedire” sempre in argilla e contenevano le lettere
incise. Sulle “buste” veniva inciso il destinatario della missiva. Queste prime due foto compongono la “Lettera
a Dio” databile al 1800-1600 AC circa, indirizzata “al proprio Dio”. Uno dei
più antichi testi ad indirizzo teocentrico della storia dei servizi postali. |
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Nell'Antico
Egitto[6] vi era già un servizio
postale avanzato e fruibile, oltre che dai funzionari dei faraoni, anche da
parte di persone di cultura e dai
commercianti. I servizi di trasporto avvenivano per via fluviale ed i supporti sui quali viaggiavano le
informazioni erano i papiri scritti in demotico quando
trattavano di argomenti commerciali.
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L’antico Egitto ed il servizio di comunicazione “postale” |
il secolo X AC dove anche nell’antico Egitto
c’erano le prime forme di spedizione postale |
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Il trasporto della posta avveniva per via fluviale.
Il materiale utilizzato per le lettere postali erano i papiri
scritti. A sinistra il papiro di Ahmes, risale circa al 1650 a.C. conservato
nel British Museum, a Londra. |
“La rapidità delle informazioni va di pari passo con
le infrastrutture come una capillare rete stradale velocemente percorribile …
in Grecia la mancanza di tali opere
costringeva i messaggeri a faticosi percorsi a piedi o a cavallo”[7] Leggendaria la “Maratona
di Filippide” nel 490 a.C.
Gli antichi romani posero
molta cura all'organizzazione del servizio di posta. Augusto si occupò
personalmente della riorganizzazione del “cursus”[4] ovvero
del servizio di posta che divenne così: “Cursus publicus” ovvero “posta
statale”. I messaggeri che portavano con loro le informazioni erano chiamati “tabellari” e le custodivano su tavolette d'osso o di metallo spalmate di
cera. Il cursus publicus
raggiunse una notevole estensione nel I secolo d.C. e fu oggetto di diversi
provvedimenti imperiali. Una prima misura è ascrivibile al regno di Nerva
grazie al ritrovamento di una moneta databile al 97 d.C

Sesterzio di
Nerva:
rovescio = vehiculatione italiae remissa, con due mule di posta
Nel Giappone del periodo Nara, e precisamente nel 646, venne fondato un
sistema di posta dei cavalli
Incas [8] dal 1197
all’arrivo dei conquistadores 1526. I “chasquis”
sulla strada dell’impero formano una catena con cambi ogni miglio o miglio e
mezzo

Chasqui Messenger (fonte Colnect[9])
Nell'impero Mongolo [10]
funzionava un sistema di messaggeri che si davano il cambio, e cambiavano i
cavalli, nelle stazioni di posta, detto yam (nome rimasto in russo per
indicare le stazioni di posta). Il sistema è descritto dai viaggiatori
occidentali come Marco
Polo[17].
Nell'Europa medievale il “cursus publicus” che i romani erano
stati in grado di creare versava nel più totale sfacelo e le poste conoscevano una decadenza senza precedenti.
La posta monastica era forse la più
efficiente ed aveva una particolarità che troverà applicazione, se pur
virtuale, anche nelle moderne e-mail[7]: le risposte
venivano cucite in calce alla missiva originale. Applicata l'aggiunta di
pergamena il tutto veniva arrotolato ed infilato in un contenitore pronto ad
essere inoltrato verso un nuovo monastero. Tale sistema prese il nome di “rotula”[11]

Rotula
de Saint Vital, pergamena di 9,50 m.[12]
A
partire dal Duecento le università organizzarono
un sistema postale basato sugli spostamenti dei loro studenti e con il quale
riuscivano a mantenere i rapporti con le famiglie degli stessi
I commercianti talvolta
organizzarono funzionali sistemi come quello della tedesca “Metzerpost” ossia la “posta dei macellai” che funzionò fino al 1500. Anche i
mercanti italiani che partecipavano alle fiere di Champagne avevano i loro corrieri che andavano
dalle loro città (Genova, Venezia, Firenze, Milano) fino a Parigi[12]. In
particolare nel 1306 venne fondata la "Compagnia dei Corrieri Veneti", costituita da bergamaschi e che copriva tutta Europa[13].
Alla
fine del Trecento iniziò la prima "rivoluzione postale"[18] con due riforme: innanzitutto l'istituzione dei "corrieri ordinari", che partivano cioè in giorni fissi.
Questa evoluzione avvenne innanzitutto in ambito mercantile, dove le ditte
commerciali e bancarie della stessa città organizzavano un servizio di corrieri
per le proprie missive[19].
La
parola "posta" è legata
all'altra innovazione apportata dalla prima rivoluzione postale, ovvero
l'introduzione delle stazioni
di posta per il cambio dei cavalli[18]. Già nel 1385 il duca di Milano Gian
Galeazzo Visconti aveva stabilito un servizio
postale di questo tipo[9]. Enrico
IV d'Inghilterra nel 1400 circa introdusse le stazioni di posta per consentire ai
suoi messaggeri reali il cambio dei cavalli. Questi "uffici postali"
divennero efficientissimi grazie alla capillarità con cui erano diffusi.[13]
La
carica di Maestro delle Poste
Pontificie (in latino Magister Cursorum) è attestata
dal 1439[20]. Dalla metà del Quattrocento la carica fu ricoperta da esponenti della famiglia Tasso[21] del ramo detto dei "Tasso di Sandro"[22].
Fino
questo momento il corriere prendeva in carico il plico e lo portava a destinazione, cambiando
solo il cavallo alla stazione di posta. A metà Quattrocento il duca di Milano Francesco
Sforza intensificò la rete delle stazioni di posta e
quindi dei cambi di cavalli, rendendo ancor più veloce il sistema
postale milanese[18]: era la nascita del servizio delle
"staffette", ovvero dei corrieri che cambiavano anch'essi ad ogni
stazione ed erano perciò sempre freschi[23].. Prendendo a modello quanto avveniva in Italia[24], nella seconda metà del Quattrocento Luigi
XI di Francia organizzò le poste francesi[25] (Messageries royales).
Analogamente Enrico
VIII creò la Royal Mail nel 1516, mettendovi a capo un Master of the Postes.
Nel 1489 Massimiliano I affidò a Zanetto de Tassis e
al fratello Francesco il compito di organizzare la cosiddetta "posta di Fiandra" fra la propria corte di Innsbruck e quella di suo figlio Filippo
il Bello a Malines e Bruxelles[27].
Strade postali nel 1563
da Giovanni da l'Herba
L'egemonia
dei Tasso (nel 1650 germanizzati in Thurn und Taxis)
sulle poste europee si affermò con le tre convenzioni stipulate nel 1501, 1505 e 1516 da Francesco e poi da Giovanni
Battista de Tassis con Filippo il Bello e poi
con Carlo V. In esse venivano precisate le
strade postali affidate alla famiglia bergamasca, che da Bruxelles si
irradiavano fino alla Spagna, a Napoli, alla Prussia[27].
Oltre
alle poste imperiali i Tasso furono mastri di posta ereditari anche in altri
stati asburgici, in particolare i Tassis-Peralta furono Correos mayores
del Reino de España[28], mentre gli Zapata de Tassis furono Corrieri
Maggiori di Sicilia[29].
Nel 1584 la famiglia Paar,
anch'essa di origine bergamasca, ottenne il monopolio postale da Vienna verso Venezia e già lo deteneva dalla capitale asburgica verso la
Polonia e l'Ungheria[30].
Nel 1603 anche Enrico
IV di Francia disciplinò ufficialmente la posta
privata che viaggiava attraverso le Messageries royales[31].
In Inghilterra la Royal Mail venne aperta al pubblico nel 1635[32][33].
Contrariamente
a quanto succedeva in Europa, in Giappone
si era sviluppato un sistema postale basato su una legge di stato[34] derivante dal 600 d.C. e che prevedeva dislocazioni di stazioni
postali per cavalli nei punti più interessati del Paese e tenendo conto di una
distanza pari a circa 100 km. Tale sistema risultò così efficiente che
solo nel 1600 si rese necessario un rinnovamento consentendo anche ai privati di
affiancarvisi con un proprio sistema postale.
Nei
primi decenni del XVI secolo iniziava la necessità di comunicare con il "nuovo continente": la scoperta
dell'America ed i primi presidi insidiatisi
erano motivo di inizio della posta "transatlantica". La posta veniva
quindi imbarcata sui galeoni diretti verso l'America centrale che era divenuta
epicentro degli interessi commerciali delle grandi potenze europee[35].
Nel
1661[43] in Gran Bretagna il direttore delle Poste Sir Henry Bishop con l'intento di controllare i ritardi sul recapito
della corrispondenza introduce il timbro postale. I timbri erano fabbricati in
legno ed indicavano il giorno ed il mese sottolineando in questo modo la
partenza della corrispondenza.
(Fonte: ilcollezionista.bolaffi.it)
Penny Black
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1840 05 01_06 Penny Black stampato il primo maggio inizia a viaggiare il 6 |
Lettera per
Crosby – UK – affrancata con ONE PENNY (Black) - Collezione Gabriele
Guglielmi - |
Iniziano anche i falsi e le truffe, qui uno splendido
esempio:
Penny Black con anche
il “bishop”
datato 1841 01 15


Il francobollo diventa strumento politico ad es. di
contestazione della regina come in questa affrancatura bottom up del Penny Red (Lettera viaggiata per Londra 21
luglio 1849, collezione Gabriele Guglielmi)

1969 10 29 il primo messaggio internet
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11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità
dichiara il coronavirus “pandemia”

Restituita il 18 maggio 2020, in piena pandemia, era
partita per Sydney l’11 10 2018
(Ha viaggiato per 554 giorni, Collezione Gabriele Guglielmi)
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La ditta
esiste, “Mirvac is an Australian property
group” https://en.wikipedia.org/wiki/Mirvac https://www.mirvac.com/# Level 28, 200 George St Sydney, NSW 2000 Australia, però
l’indirizzo era incompleto, mancava “200 George St” |
Ulteriori capitoli:
1.
Vettori e tempi di percorrenza
2.
Postini
3.
Il servizio di posta durante le epidemie e le pandemie
Vettori e tempi di percorrenza e le vie della
posta
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“postini e
servizi postali” |
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558 a.C. |
angareion |
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97 |
tabellarI |
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1197 |
Chasquis o chaski |
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1300 |
Yam |
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1200 |
rotula |
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1500 |
Metzerpost |
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1439 |
Magister Cursorum |
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1600-1700 a VE “espurgo” 1750 fede di sanità 1855 Conferenza Sanitaria di Parigi 1918-1920 Spagnola 2020 Covid |
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1450 |
servizio
delle "staffette", |
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Storia postale durante le epidemie [14]e
le pandemie
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Quanto
la peste e le restrizioni sui viaggi e sulle comunicazioni postali hanno pesato sulla condanna di Galilei
Galilei da parte del Sant’Uffizio? Stampato a Firenze nel febbraio del 1632 a Roma ne arrivano 2 copie solo a giugno e altre 6 a luglio in
settembre Galileo fu convocato a Roma per il processo 1633 il 20 gennaio Galileo parte per Roma,
durante il viaggio viene messo in quarantena . Ripartirà solo l’11 febbraio e
rriverà a Roma due giorni dopo. Vi resterà cinque mesi. Il 22 giugno 1633 la
condanna per eresia e l’abiura. 1600-1700 a VE “espurgo” 1750 fede di sanità 1855 Conferenza Sanitaria di Parigi 1918-1920 Spagnola 2020 Covid |
“20 gennaio 1633. Galileo Galilei parte da Firenze per intraprendere il suo sesto e
ultimo e drammatico viaggio. Tre giorni dopo lo bloccano a Ponte a Centina, nei
pressi di Acquapendente. In giro c’è il batterio della peste. E lo scienziato
più famoso d’Europa e del mondo – anche in Cina e in Corea leggono, tradotte,
le sue opere – è costretto a restare in quarantena in una casa umile e scomoda,
dove – lamenta lui – si mangia malissimo. Solo uova e poco altro. È proibito
entrare a Roma senza un sufficiente periodo di isolamento.”
Lì a Ponte di Centina c’è la dogana dello
Stato Pontificio, con una stazione di
posta, un carcere, una locanda e il lazzaretto per gli eventuali positivi
all’ispezione cui tutti coloro che vogliano (o debbono) andare a Roma vengono
sottoposti.
A Galileo tocca in sorte la locanda, che non
deve poi essere meglio del carcere o del lazzaretto. Ripartirà solo l’11
febbraio. Arriverà a Roma due giorni dopo. Vi resterà cinque mesi. Il 22 giugno
1633 la condanna per eresia e l’abiura.
(Fonte: Storie (diverse) di epidemia e di
scienza https://ilbolive.unipd.it/it/news/storie-diverse-epidemia-scienza di
Pietro Greco 20 marzo 2020)
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Galileo: vivere e lavorare ai tempi della
PESTE L’epidemia del 1630-1633 colpì l’Italia
negli stessi anni del drammatico scontro tra lo scienziato e l’Inquisizione,
influenzandone il corso di Hannah Marcus |
La pubblicazione del Dialogo La stessa pestilenza divenne anche un ostacolo, e
un’opportunità, per la più famosa e controversa delle sue pubblicazioni. Galileo era stato a Roma nella primavera del 1630 e aveva cercato di fare in modo di pubblicare in quella città il suo Dialogo
sopra i due massimi sistemi del mondo. Per
riuscirci, era necessario organizzarne la stampa attraverso la società scientifica di cui era membro, l’Accademia dei Lincei, e ottenere il nulla osta alla
pubblicazione sottoponendosi alle procedure dei censori (NdR romani). Quell’estate, però, a Firenze scoppiò la pestilenza e Galileo si
risolse a pubblicare l’opera nella propria città, complicando così di molto le normali procedure della censura. Parti del Dialogo furono controllate dalle autorità romane, ma altre sezioni, e poi
soprattutto la stampa finale, si fecero a Firenze con il riluttante assenso dei censori di Roma. L’andamento di queste procedure censorie, disarticolate fra due città e diversi centri di autorità, creò
in realtà uno spazio in cui Galileo poté esporre i suoi argomenti a favore
del moto della Terra in modo più deciso e convincente di quanto non gli sarebbe stato forse concesso in altre circostanze. Nel febbraio del 1632 il Dialogo
era ormai stato stampato, a Firenze. Di norma la posta impiegava solo
qualche giorno per collegare Firenze e Roma, ma a causa della
peste molte città avevano imposto restrizioni sanitarie sui
viaggi e il trasporto delle merci. Di conseguenza, a giugno non erano
arrivate a Roma che due sole copie del Dialogo, e altre sei
giunsero a luglio. Con il numero delle copie, crebbe l’attenzione verso il suo
contenuto e le sue argomentazioni. Quando poi il testo arrivò fino ai circoli delle alte gerarchie cattoliche romane, papa Urbano VIII
e la Compagnia di Gesù espressero immediatamente la propria
indignazione per le libertà che Galileo si era preso in tempi di peste, e nel giro di una settimana il libro venne bandito. Nel settembre
1632 Galileo fu convocato a Roma per essere interrogato
dall’Inquisizione. Andava scemando l’epidemia; stava per iniziare il processo a Galileo. |
Come la Repubblica di Venezia agiva nel
fronteggiare le emergenze sanitarie nel XVII e XVIII secolo.
La peste e “La disinfezione delle
lettere … Venezia, porto di mare, era punto di arrivo e di partenza di molte
navi e di molte merci orientali, e che queste poi venivano smistate nei mercati
d'Europa.
Tra le merci suscettibili sono sempre
state considerate anche le lettere, a causa della carta su cui venivano vergate
(nel passato la carta veniva prodotta dalla macerazione dei tessuti, da qui la
raccolta degli stracci). Le lettere giungevano da località anche lontane,
attraversavano territori su cui c'era il sospetto, quindi il controllo su di
esse era molto assiduo e rigoroso.
Esse erano necessariamente sottoposte
a tutte le misure precauzionali cui erano sottoposte le merci, con particolar
riferimento alla loro disinfezione (a Venezia chiamata “espurgo”).
L'espurgo avveniva con l'esposizione
delle lettere sopra una bacinella posta sul fuoco e contenente varie erbe
medicamentose, le stesse che i medici di allora usavano per cercar di guarire
le malattie.
L'esposizione alle erbe non lasciava
tracce nella lettera, come invece avveniva altrove, dove le lettere venivano
esposte al fuoco e ai vapori di zolfo, in questo caso le lettere venivano
letteralmente bruciacchiate: le lettere veneziane venivano aperte per una
migliore disinfezione sia esterna che interna, e la richiusura avveniva con un
sigillo di ceralacca, a volte di carta, la cui presenza testimonia chiaramente
della disinfezione effettuata.” (Fonte: Adriano Cattani, Direttore del Museo
dei Tasso e della Storia postale http://www.museodeitasso.com/export/sites/default/documenti/Adriano-Cattani_Peste-posta-e-disinfezione_25032020.pdf )
“misura
preventiva era quella di disinfettare la posta. Infatti la posta è stata
considerata per secoli un pericoloso veicolo di contagio. La carta era di per
sé ritenuta suscettibile di ricevere, conservare e trasmettere il contagio. La
disinfezione della posta (lettere, manoscritti, dispacci, giornali) è stata una
delle più comuni misure messe in atto nell’intento di prevenire la
diffusione del contagio. Le lettere potevano essere disinfettate
esternamente o anche esternamente ed internamente. Lungo le strade consolari o
comunque lungo i percorsi dei flussi postali si trovavano le stazioni di disinfezione dove un certo
numero di addetti, forniti di guanti e grembiuli di tela cerata, prendevano con
lunghe pinze le lettere, le ponevano su un tavolo, le aprivano, le
disinfettavano per poi raccogliere e bruciare ogni frammento di carta rimasto. Le modalità di disinfezione sono state
diverse a seconda delle zone e delle epoche.

Per secoli, le virtù purificatrici attribuite al fuoco hanno tranquillizzato gli
incaricati alla disinfezione delle lettere. Si usavano legni odorosi, sostanze
aromatiche oppure sterpaglie. Purtroppo la carta si bruciava facilmente per cui
era necessaria una grande attenzione nei passaggi delle lettere sulla fiamma.
Si spaccava nel senso della lunghezza l’estremità di una canna e nello spacco
si infilava il foglio da passare sulla fiamma. L’immersione nell’aceto era anch’essa ritenuta un sistema
molto sicuro di disinfezione. Le lettere erano aperte, spruzzate con l’aceto,
quindi asciugate. Anche questo sistema aveva degli inconvenienti poiché non
tutti gli inchiostri resistevano all’aceto ed alcuni manoscritti diventavano
illeggibili: danno irreparabile quando si trattava di lettere commerciali o di
documenti bancari. Nel tentativo di evitare una parte almeno dei suddetti
inconvenienti, gli operatori cercavano di abbreviare al massimo il tempo
dell’immersione. Entrambe le modalità di
disinfezione esigevano l’apertura delle lettere, quindi davano la possibilità
di violare il segreto epistolare. In certe stazioni di disinfezione,
l’operazione avveniva in presenza di un funzionario degli Affari Esteri o di un
funzionario di Polizia.
Una delle misure di prevenzione più
antiche, la più diffusa e meglio documentata, fu l’istituzione della “Fede di
sanità“, attestato di cui si doveva munire chi iniziava un viaggio di terra e
che “faceva fede”, certificava lo stato di salute di cui godeva il paese di
partenza del viaggiatore e di conseguenza, presumibilmente, del viaggiatore
stesso. La Fede di sanità, vero e proprio Passaporto Sanitario, era considerata
un documento particolarmente importante che le autorità, nel timore di frodi,
seguivano attentamente dal momento della stampa fino a quello della consegna a
chi lo doveva compilare.

(Fonte:
Le epidemie: antiche misure di prevenzione 2
Gennaio 2017 Di ALESSANDRO LIVI)
Solo nel 1886, a seguito della
scoperta dell’agente eziologico del colera e dopo la Conferenza Sanitaria di Parigi (1855) le lettere furono considerate
estranee alla possibilità di diffondere malattie e qualche tempo dopo fu
sospesa la loro disinfezione.
1918 e il 1920 Influenza spagnola [15]
“durante l’epidemia di afta epizootica [16]
i collaboratori della Posta sono dovuti restare in quarantena e la
corrispondenza veniva recapitata dalla polizia locale” “le filiali della Posta hanno dovuto chiudere
temporaneamente perché i suoi impiegati avevano contratto l’influenza spagnola”

(Fonte Archivio delle PTT che custodisce la
storia dell’Azienda svizzera delle poste, dei telefoni e dei telegrafi (PTT) La
Posta Svizzera SA
Cosa acmbia con il Covid …
11 marzo 2020 L'Organizzazione mondiale della sanità
dichiara il coronavirus pandemia
In Italia
successe prima
30 gennaio 2020 I primi due casi italiani
della pandemia sono stati confermati il 30
gennaio 2020, quando due turisti provenienti dalla Cina sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 a Roma
21 febbraio
2020 focolaio
di infezioni di COVID-19 rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi
confermati a Codogno (LO) in Lombardia
Prima ondata Dal 23
febbraio all'8 marzo 2020
11 marzo 2020 l'Organizzazione mondiale della sanità
dichiara il coronavirus “pandemia”
Email ricevuta
il 18 maggio 2020


Restituita il 18 maggio 2020, in piena pandemia, era
partita per Sydney l’11 10 2018
(Ha viaggiato per 554 giorni, Collezione Gabriele Guglielmi)
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La ditta
esiste, “Mirvac is an Australian property
group” https://en.wikipedia.org/wiki/Mirvac https://www.mirvac.com/# Level 28, 200 George St Sydney, NSW 2000 Australia, però
l’indirizzo era incompleto, mancava “200 George St” |

[1]
Fonti con anche link alle voci citate dalle fonti medesime
https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_della_posta#EnciclopedFil
https://www.quiposte.com/storia-della-posta/
http://www.lanternafilnum.it/2-la-posta-presso-le-antiche-civilta/
[2] è
identificabile quale inizio ufficiale della storia postale (cover?)
[3] Dedicato
ad Antonio Prisco https://napoli.repubblica.it/cronaca/2021/04/30/news/napoli_cgil_e_morto_antonio_prisco_rappresentante_dei_rider-298807394/
[4] Gli
storici sono discordi, c’è chi fa risalire al 4000 a.C. l’introduzione della
posta presso questa civiltà, altri più verosimilmente al primo Imperatore
Shih-huang-ti, colui che riunisce l’impero dal 246 al 210 a.C., costruttore
della Grande Muraglia e che nel suo mausoleo vuole un esercito di terracotta a
grandezza naturale; crea un sistema di corrieri lungo le strade imperiali .
Un servizio postale che ha stupito per la sua
efficienza Marco Polo, durante il suo soggiorno in Cina dal 1274-92 alla corte
del Gran Khan Qubilay e nel territorio del suo impero.
[5] Re Ciro
II (558-530 a.C.), è da alcuni considerato il fondatore del collegamento postale
, per le sue staffette definite “angareion”.
[6] GLI
EGIZI inviavano editti e decreti,
scritti sul papiro, in tutto il regno grazie ad un sistema di corrieri ideato
da un faraone della XIX dinastia (1293-1185 a.C.).
[7] I
servizi postali e le telecomunicazioni nel mondo antico https://cronistoria.altervista.org/i-servizi-postali-e-le-telecomunicazioni-nel-mondo-antico/
[8] Gli Incas con i loro
corrieri “chasquis” che sulla strada
dell’impero formano una catena, con cambi ogni miglio o miglio e mezzo, in
grado di percorrere fino a 250 miglia al giorno, questo fino all’arrivo dei
conquistatori spagnoli. Il “chasqui” è ancora oggi simbolo delle Poste
Peruviane.
[10] Siamo
nel XIV secolo, Naran ha vent’anni e corre come il vento in sella al suo
cavallo, sta cavalcando nella steppa da ore ed è una figura importante: è un
messaggero. Uno degli aspetti che più colpiva i viaggiatori occidentali del
tempo, era l’organizzazione dell’impero
mongolo a partire dal suo sistema postale conosciuto come yam, dal mongolo zam
ossia strada. I messaggeri viaggiavano tra una stazione e l’altra,
solitamente distanti tra i trenta ed i sessanta chilometri, dove si fermavano e
passavano il messaggio al cavaliere addetto alla tappa successiva, dando il via
ad una catena che portava il messaggio a destinazione.
[11] La
posta monastica era forse la più efficiente ed aveva una particolarità che
troverà applicazione, se pur virtuale, anche nelle moderne e-mail: le risposte
venivano cucite in calce alla missiva originale. Applicata l'aggiunta di
pergamena il tutto veniva arrotolato ed infilato in un contenitore pronto ad
essere inoltrato verso un nuovo monastero. Tale sistema prese il nome di
“rotula” e quella annunciante la morte della figlia di Guglielmo il
Conquistatore, Cecilia di Normandia, alla
fine del suo percorso misurava 20 m
[13]
Nello stesso periodo,
sul continente americano l'Impero Inca organizzò un
sistema di messaggeri imperiali a piedi, detti chaski.
[14] Il
flagello dei Secoli, la peste, coinvolge anche la posta: la disinfezione delle
lettere di Adriano Cattani
http://www.museodeitasso.com/it/Strumenti/Materiali/la-peste-e-la-disinfezione-delle-lettere/
Galileo: vivere e lavorare ai tempi della PESTE STORIA
DELLA SCIENZA https://www.lescienze.it/archivio/articoli/2020/12/03/news/galileo_vivere_e_lavorare_ai_tempi_della_peste-4847058/
Le epidemie: antiche misure di prevenzione 2 Gennaio
2017 Di ALESSANDRO LIVI
https://www.alessandrolivistudiomedico.it/le-epidemie-antiche-misure-prevenzione/
Come la Posta ha combattuto le epidemie del secolo
scorso di Jacqueline Bühlmann 16. Luglio 2020
https://post-medien.ch/it/come-la-posta-ha-combattuto-le-epidemie-del-secolo-scorso/
[16] Afta
epizootica https://gaz.wiki/wiki/it/Foot_and_mouth_disease






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